Il sindaco di Riace agli arresti domiciliari. La Rete Città in Comune: accelerazione inquietante contro chi si oppone alla logica della paura. Tutto ciò alla vigilia della promulgazione dei decreti Salvini. Un caso?

Un fatto gravissimo, che richiede certo una piena solidarietà al sindaco di Riace, ma anche una mobilitazione diffusa nel paese affinché – invece di moltiplicarsi, per modalità e gravità, il tentativo di distruggerla – si salvi l’esperienza di accoglienza e integrazione del piccolo comune calabrese. Un esempio non un problema!

Ci riferiamo – secondo quanto appreso – alle misure di custodia cautelare per il sindaco di Riace e per la sua compagna, messe in atto ieri sempre in merito all’utilizzo dei fondi per la “gestione” dei migranti. Certo pieno rispetto per il lavoro della magistratura, ma dopo i plurimi tentativi di far fallire quell’esperienza nei mesi scorsi, dopo il tentativo di distruggere il sistema SPAAR, di colpire le ONG con accuse poi dimostratesi infondate, di militarizzare e criminalizzare i migranti grazie a questo (e con il precedente non certo immune da gravissime colpe) governo e in particolare ai decreti Salvini, quanto accaduto ieri non può non far venire il sospetto che sia un ulteriore tappa della “strategia della tensione” sul tema migranti, contro ogni esperienza in controtendenza e positiva. Per poi passare all’incasso dopo aver cavalcato la paura e l incertezza. Chi (istituzioni, forze politiche, sociali, singoli) si era strinto attorno a Riace e al proprio sindaco nei mesi scorsi lo faccia adesso ancora di più. Non c’è un minuto da perdere! E’ una questione in primis di giustizia e civiltà.

La Rete delle Città in Comune

2/10/2018

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